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Politiche

di Riccardo Piunti

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L'economia circolare ha bisogno di chimici

Politiche

Nell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, raccolta di poesie dedicata alle vite e ai mestieri di un piccolo villaggio americano, compare una figura particolare: il Chimico. È lui che afferma che “solo un chimico può dire che cosa uscirà dalla combinazione di fluidi”.

Rileggendo quei versi mi sono chiesto se la chimica – come disciplina scientifica, professione e mestiere – non sia ormai considerata una stella al tramonto, come una diva degli anni ’60 destinata lentamente all’oblio.

Per verificarlo ho dato uno sguardo alle iscrizioni universitarie degli ultimi decenni, cercando eventuali segnali di ripresa. Il risultato non è incoraggiante.

Le statistiche aggregano chimica, matematica, fisica e biologia sotto la generica categoria delle “scienze”, che da anni rappresenta circa il 10% delle immatricolazioni complessive senza variazioni significative. A guidare le preferenze degli studenti sono invece economia e ingegneria.

Con tutta evidenza nel futuro dei nostri giovani la Chimica non trova un posto significativo. Ma chi si iscrive oggi all’università entrerà nel mercato del lavoro tra cinque o più anni. Vale quindi la pena chiedersi se questa percezione sia davvero coerente con il mondo che ci aspetta.

Nel mio speciale telescopio “temporale” intravedo, oltre alla stracitata presenza di digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, due fenomeni chiave, peraltro connessi fra loro.

Il primo è l’economia circolare.

Non crescerà solo per ragioni ambientali, ma anche perché la produzione di materie seconde diverrà sempre più interessante. Ma se le materie seconde aumenteranno sempre di più, dovranno, di conseguenza crescere i rifiuti che vengono riciclati.

Al contrario l’economia lineare tradizionale – estrarre, produrre, consumare e scartare – poteva permettersi di ignorare la qualità di ciò che finiva tra i rifiuti. Nell’economia circolare, come nel caso degli oli usati, gli standard di controllo qualità in ingresso e in uscita dalla filiera Raccolta-Riciclo sono e saranno sempre più rilevanti per garantire una circolarità fluida; insomma, si dovrà misurare in modo estensivo la qualità dei rifiuti raccolti per discernere, differenziare, separare e decidere la destinazione. Perché, come ovvio, il rifiuto è per sua natura inquinato e contiene sostanze che non c’erano all’inizio della vita del prodotto e che, prima del riciclo, vanno verificate, vuoi per rendere possibile il riciclo, vuoi per garantire la qualità della materia seconda, vuoi per impedire che una partita inquinata si mescoli con tutte le altre.

In questo quadro troverebbero luogo, ovviamente, anche il recupero delle cosiddette “terre rare” che dell’Economia Ciacolare faranno parte non minore.

Il secondo fenomeno riguarda l’evoluzione della normativa sempre più stringente per garantire la salute umana. Pensiamo ad esempio ai cosiddetti POPs, gli inquinanti organici che il Novecento ci ha consegnato come straordinarie innovazioni – dal Ddt ai Pcb fino ai Pfas – poi rivelatesi dannose per la salute e per l’ambiente.

Monitorare i POPs, pur col loro nome simpatico, nelle acque, nell’aria, nei suoli, nei processi industriali e nei prodotti richiederà una capacità analitica diffusa, continua e tecnologicamente avanzata. Sarà necessario misurare, interpretare e intervenire.

A ciò aggiungo che, se dovesse davvero avviarsi un progetto Nucleare Italiano, non potrebbe esso limitarsi alla costruzione di centrali ma dovrebbe mettere in ordine una Filiera che parte dall’uranio estratto, al combustibile fresco, a quello usato, al trasporto di questo materiale radioattivo, al controllo e alla sorveglianza lungo questo percorso e a questi impianti, nelle” nuove” centrali e attorno ad esse. Insomma, un vasto sistema industriale con un altrettanto vasto sistema di controllo, sorveglianza, gestione di Misura.

Di fronte a questo scenario riesco difficilmente a immaginare un futuro nel quale il chimico non torni a essere una figura centrale con le sue variegate professionalità, da quella vicina alla sanitaria, a quella analitica, da quella normativa e di sorveglianza e quella operativa e di impianto, ovviamente in un contesto di strumentazione “digitale”. Per esperienza so, tuttavia, che l’uomo, per quanto si automatizzi, resta alla fin fine il decisore e verificatore ultimo di un’analisi nonché il solo interprete.

Se il chimico di Spoon River si chiedeva che cosa sarebbe uscito dalla combinazione dei fluidi, il chimico di domani dovrà capire come separarli e riportarli a nuova vita.