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Politica energetica internazionale

di G.P.

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Gnl, uno scontro commerciale UE-Usa sarebbe “lose-lose competition”

Dal boom di importazioni di gas americano in Europa e alle tensioni sulla Groenlandia: cinque domande a Massimo Nicolazzi

Politica energetica internazionale

Nel 2025 l’Europa ha importato dai soli Stati Uniti un quarto dei propri consumi di gas. Più nel dettaglio, in un contesto di leggera crescita della domanda europea (ca. +3%) le importazioni di Gnl sono aumentate di circa un 30% arrivando a coprire un 42% del fabbisogno del Continente, contro il 34% nel 2024. Di questa quota, i volumi forniti dai soli Usa sono aumentati di circa il 63%, rappresentando appena meno del 25% dei consumi europei totali, contro il 16% circa nel 2024. Dopo la Russia, l’UE ha sviluppato un problema di dipendenza energetica dagli Usa? La Staffetta ne ha parlato con Massimo Nicolazzi.

Nel 2025 l'Europa ha preso un quarto dei propri consumi di gas dagli Usa. Dopo quello dalla Russia, abbiamo un problema di dipendenza dagli Stati Uniti?

Userei con qualche cautela la parola dipendenza, per almeno due ragioni. La prima è che dipendenza c'è se non c'è sostituibilità. Dalla Russia eravamo dipendenti perché direttamente collegati via gasdotto, per questo in un terribile agosto ci siamo trovati a firmare assegni in bianco per rimpiazzare i loro volumi. La dipendenza dagli Usa è diversa all'origine perché non esiste una Washington-prom ma una pluralità di operatori. E per quanto tu non ponga limiti alla fantasia di Trump, mi sembra difficile che arrivi a dire a una pletora di major che non possono più mandare gas in Europa.

E la seconda?

Il primo tema è la pluralità di attori, il secondo è la capacità produttiva: con una serie di nuovi impianti di liquefazione che entreranno in funzione per diversi anni a venire, la situazione del Gnl è molto diversa dal gas via tubo, perché lo mandi dove vuoi. Inoltre, di tutti questi nuovi impianti, che rischiano di creare sovracapacità produttiva, qualcuno deve provarsi ad ammortizzare l'investimento e per farlo deve vendere.

Eppure non possiamo escludere del tutto problemi, Trump si è dimostrato imprevedibile...

Potrei rispondere, con una battuta, che nel caso di un'improbabile interruzione, prevedo manifestazioni di piazza a Tarvisio per una riapertura dei flussi dalla Russia…

Quali sarebbero gli impatti sul mercato europeo di una limitazione delle importazioni dagli Usa?

Ipotizziamo che gli Usa impongano un dazio sul Gnl esportato: il qatarino manderebbe in Europa tutto quel che può aumentando il prezzo, sapendo di restare comunque sotto l'americano. Nel contempo una quota di americano resterebbe comunque indispensabile e marginale, facendo salire i prezzi.

Ma insisto, una mossa di ‘chiusura’ dell’export di Gnl da parte Usa mi sembra improponibile. Se già da dentro gli Usa una Exxon ha potuto frenare sulle richieste della Casa Bianca (sul Venezuela, ndr) figuriamoci come risponderebbero dei trader con gli uffici a Singapore.

E se gli Usa si facessero troppo aggressivi sulla Groenlandia e fosse l'Europa a mettere contro-dazi, anche sul gas?

Intanto il Gnl Usa viene portato qui da imprese non americane. Per paradosso il soggetto svantaggiato dai dazi non sarebbe Trump, che di suo non vende neanche un metro cubo, ma i grandi trader che a quel punto venderebbero tutto il vendibile in Asia.

Ma a parte questo, il discorso è identico: se mettiamo i dazi, arriva più Gnl non-Usa da noi e più Gnl Usa in Asia, ma dato che per coprire la nostra domanda serve comunque un po' di americano, si alza il prezzo marginale e alla fine il dazio lo paga la signora Gina.

Insomma la questione diventa chi si fa più male, se gli Usa o noi. Una vera lose -lose competition.



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