I prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica, in particolare negli ultimi 6-8 mesi, hanno visto un forte incremento nelle ore serali e pre serali e, in certa misura, anche in quelle notturne.
Si tratta di un fatto insolito per il sistema elettrico, abituato a esprimere i prezzi più alti nelle ore centrali del giorno, quando la domanda è maggiore. In parallelo al forte sviluppo dell'energia solare degli ultimi due anni, invece - che copre una parte consistente della domanda a cavallo tra la mattina e il pomeriggio e contiene in certa misura i prezzi - le quotazioni dell'energia della sera sono aumentate, in particolar modo dalla fine dello scorso anno, superando addirittura (per la prima volta, in modo così pronunciato) quelli del picco nel primo trimestre del 2012 (v. Fig. 1).
Il fenomeno ha creato preoccupazione, non solo tra chi, come alcune industrie, consuma molto di sera e di notte proprio nel tentativo di spendere meno, ma anche per il suo impatto sui prezzi biorari: i prezzi differenziati tra ore centrali del giorno e ore serali-notturne che dal luglio 2010 sono applicati a tutti i clienti domestici del mercato tutelato dotati di contatore elettronico – ovvero ancora alla stragrande maggioranza delle famiglie italiane – e che proprio dal 1 gennaio 2012 sono andati a regime.
All'avvio del sistema si è detto ai consumatori: spostate i consumi il più possibile di notte o almeno dopo le 19. Aiuterete il sistema a funzionare meglio, aiuterete l'ambiente e, se riuscirete a consumare più del 67% del totale nella “fascia blu”, risparmierete. Ora però che i prezzi nelle ore “vuote” salgono, cosa bisognerà dire ai consumatori? E soprattutto: chi ha seguito l'indicazione sta "perdendo" soldi?
Le associazioni dei consumatori non hanno mancato di lanciare l'allarme, con toni anche molto duri, e il Corriere della Sera ha titolato “La beffa della tariffa bioraria: l'energia di notte ora costa di più”.
La prima osservazione che andrebbe fatta è che, messo in questi termini, si tratta di un allarme ingiustificato.
Come si vede in Fig. 2 e 3 (fonte Aeeg), nel prezzo biorario per il servizio di maggior tutela definito dall'Autorità per le famiglie e i piccoli consumatori non domestici, l'energia in “fascia blu” (F23) continua a costare meno di quella in “fascia rossa” (F1).
Ciò avviene per due motivi: primo perché i prezzi nelle ore serali (F2) sono aumentati ma restando (ancora) il più delle volte sotto ai prezzi di punta (F1). Questo è vero sia per i prezzi sulla Borsa (Fig. 4, fonte GME) sia - quel che più conta ai nostri fini - per i prezzi ai quali l'Acquirente Unico cede l'energia ai venditori del servizio di maggior tutela, dopo averla comprata in Borsa o con altre modalità. Guardando alle medie mensili, il prezzo di borsa in F2 nel 2011 ha superato l'F1 solo (si fa per dire, ma ora ci arriviamo) tre volte, l'ultima a marzo. Quanto al prezzo di cessione AU (in Fig. 5 i dati trimestrali, fonte AU), nell'ultimo anno-anno e mezzo la F2 ha superato la F1 ad agosto 2011, ottobre 2011 e marzo 2012 (dato previsionale) ma su base trimestrale resta ancora al di sotto.
Il secondo motivo è che il prezzo della fascia F23 è frutto di una media, ponderata per le quantità, tra il prezzo “serale” F2 e quello “notturno” F3, che, ancorché in aumento, è assai più basso.
Meno risparmi
La cosa certa, comunque, è che - come si vede nelle Fig. 2 e 3 - nelle biorarie la differenza di prezzo tra le due fasce si è assai ridotta, sia per l'aumento di quella "economica" che per il calo di quella "costosa" .
Questo ha due conseguenze, una negativa ma anche una positiva. Quella negativa è indubbiamente che le opportunità di risparmio per i consumatori virtuosi, già non elevatissime, si sono ridotte al lumicino. A parità di consumi spostati nella fascia meno cara oltre la percentuale-soglia del 67%, il risparmio possibile rispetto al prezzo “monorario” (non differenziato per fasce) si riduce drasticamente.
Ma è vero anche il contrario: si è ridotta in misura corrispondente anche la maggior spesa in cui incorrono i consumatori che non vogliono, o non possono, spostare i consumi in fascia blu nella misura minima necessaria a conseguire almeno la parità col prezzo monorario (67%, come si è già detto).
A conti fatti si potrebbe perfino dire che il saldo tra vantaggi e svantaggi è positivo. Almeno se dall'"ottimismo della bioraria" si passa al realismo di riconoscere che il numero di italiani che ha imparato a sfruttarla sembra ancora molto limitato. Stando a una recente ricerca di Sos Tariffe infatti i consumatori italiani consumano ancora in media il 54% dell'energia in fascia rossa.
Un consumatore domestico da 2700 kWh/anno che a luglio 2010 avesse scelto le biorarie a regime (al tempo era facoltativo) ma poi fosse riuscito a “spostare” in fascia blu solo un 46% dei suoi consumi avrebbe pagato (ai corrispettivi vigenti) circa 12 euro all'anno o il 5,2% in più sulla componente materia prima e dispacciamento della bolletta (PED)*. Lo stesso consumatore ai valori del 1° gennaio 2012 spendeva solo 5 euro (2,1%) all'anno in più rispetto al prezzo monorario.
Insomma, per la “signora Maria” non c'è nessun rincaro in vista. Quello che al limite bisognerebbe spiegarle – chiarendo un equivoco di fondo che risale al lancio della bioraria – è che il prezzo biorario non è stato introdotto principalmente “per far risparmiare i consumatori”. Il risparmio al limite poteva (può?) esserne un effetto collaterale ma l'obiettivo principale era avere un prezzo più aderente alle condizioni di approvvigionamento dell'energia, che incentivasse i consumatori a prelevare l'energia quando questa costa meno, sia in termini di prezzo che di impatto ambientale.
L'intervento dell'Autorità
Detto tutto questo un problema sulla bioraria nel nuovo scenario in effetti c'è.
Innanzitutto, se per i piccoli consumatori in maggior tutela c'è la bioraria, per quelli un po' più grandi (con potenza di 16,5 kW) il prezzo è differenziato non per due ma per tre fasce. In questo caso il problema si pone subito: ogni volta che i prezzi in F2 supereranno quelli in F1 il consumatore che ha “spostato” i propri prelievi nelle ore serali o il sabato si troverà a spendere di più. E sarebbe il caso di avvertirlo. Come si è visto il sorpasso F2-F1 sulla Borsa c'è già stato in qualche occasione, a marzo è stato molto pronunciato e si verificherà ancora. Quanto al prezzo di cessione, le previsioni di AU vedono un sorpasso nel trimestre in corso e uno ancor più netto nel prossimo.
Inoltre c'è un problema di sostenibilità generale dell'attuale meccanismo della bioraria.
Facendo la media tra F2 e F3, l'attuale prezzo a sole due fasce continua a incentivare i clienti a consumare nelle ore della F23, comprese quindi le ore serali, in cui invece, come si è visto, il prezzo a monte potrebbe essere più alto. Una contraddizione evidente con i principi che avevano portato all'introduzione della bioraria, fondata sull'obiettivo di spingere a comportamenti di consumo più efficienti.
Su questi aspetti, con ogni probabilità, l'Autorità dovrà presto o tardi intervenire (ha già annunciato che sta valutando un intervento). Un compito con un corollario particolarmente improbo: spiegare alla signora Maria che per la sua lavatrice neppure la sera va più tanto bene. Meglio la notte, sperando che i vicini non si arrabbino.
* Nota: in effetti da luglio 2010 a dicembre 2011 la stragrande maggioranza dei consumatori serviti in maggior tutela hanno pagato i corrispettivi PED biorari "transitori" introdotti dall'Autorità nella prima fase con l'obiettivo di consentire un passagio graduale ai prezzi biorari e limitare i maggiori esborsi rispetto al prezzo monorario in caso di mancato spostamente dei consumi. In essi, come si vede in Fig. 6, il differenziale tra F1 e F23 è fisso ed è inferiore a quello delle biorarie a regime, facoltative fino a fine 2011 e diventate obbligatorie solo dal gennaio 2012.