Questa settimana l'annuncio di Eni del lancio dal primo ottobre di un'offerta di energia elettrica e gas "scontata" contro il caro energia, nel giorno in cui Arera comunicava un rialzo monstre dei prezzi di tutela, è stato seguito da un'ondata di comunicazioni di segno simile di altri operatori energetici, in una sorta di gara a rispondere con la massima decisone all’appello del governo a contenere le bollette.
Ora che la fase più frenetica degli annunci - di assai difficile decodifica per il grande pubblico, come quasi sempre per i temi energetici - sembra forse alle spalle, vale la pena di soffermarsi ad analizzare cosa sia stato effettivamente proposto alle famiglie italiane in questi giorni, confrontandolo da una parte coi messaggi lanciati, dall’altro col contesto di mercato.
Per farlo, la Staffetta ha esaminato le condizioni tecnico economiche delle offerte di energia elettrica che sono state oggetto di comunicazione attiva da parte degli operatori e le ha messe a confronto sulle caratteristiche fondamentali e su alcune altre forse meno appariscenti ma significative.
Si sono quindi tradotti i corrispettivi in una stima della spesa annua per due tipologie indicative di consumatori, a grandi linee corrispondenti a un single e a una famiglia, entrambi attenti ai consumi. Il confronto delle spese annue esclude le componenti uguali per tutte le società di vendita perché decise dalla regolazione e dalla normativa (oneri di rete e misura, oneri di sistema, tasse) limitandosi alle voci - che rappresentano oggi oltre la metà del prezzo finale - su cui l’offerta dei venditori può differenziarsi.
Il risultato, che non ha pretese di esaustività, si può vedere nella tabella allegata e si presta a molteplici considerazioni. Qui se ne faranno solo alcune di carattere generale.
La prima gli operatori e le loro associazioni non si stancano di ripeterla in questi giorni: se c’è un contesto in cui il prezzo fisso mostra i maggiori vantaggi come leva del mercato libero, è certamente quello attuale, in cui i rialzi dei prezzi all’ingrosso e una forte volatilità dominano il mercato.
Era successo già nel 2022-23, sta succedendo di nuovo ora: quando l’”Elettrometro” segna burrasca (v. Staffetta 01/10), anche se non si è avuta la preveggenza (o la fortuna) di sottoscrivere un prezzo bloccato già mesi fa, è certamente il caso di valutare se farlo ora.
Se si prendono le due classi di consumo qui scelte a scopo solo esemplificativo, la spesa per la quota energia più corrispettivo fisso di commercializzazione per 1.000 kWh l’anno di consumi con le offerte pubblicizzate in queste ore oscilla tra circa 220 e 300 euro l’anno, contro 315 circa delle condizioni variabili della maggior tutela del IV trimestre proiettate su 12 mesi. Nel caso di 2.500 kWh l’anno si oscilla tra i 414 e 535 euro l’anno, contro 830 circa della tutela.
Una seconda considerazione è che i corrispettivi unitari per kWh, che nelle sette offerte considerate oscillano tra i 10,8 di Enel (A2A fa ancora meglio, 10,5, ma copre a prezzo fisso solo il 70% dei consumi) e i 15,5 cent (Iren), non sono l’unico aspetto rilevante. Contano non meno i corrispettivi fissi annui di commercializzazione, che oscillano tra 84 e 156 euro, influenzando non poco il risultato finale, in particolare per i bassi consumi.
Ne deriva ad esempio che Illumia, pur avendo un corrispettivo energia di 13,5 cent per kWh, risulta la più economica in termini di fisso annuo, e per questo emerge come la più competitiva sui 1.000 kWh (219 euro l’anno contro 252 di Enel) e di poco seconda all’incumbent anche sui 2.500. Il gruppo bolognese nel contempo è l’unico dei sette a prevedere oneri di recesso per chi cambia fornitore prima dei 3 anni.
Il corrispettivo fisso basso (solo 45 euro l’anno circa) è anche il motivo per cui la maggior tutela per i bassi consumi è solo poco sopra le peggiori offerte qui esaminate nonostante un corrispettivo energia che nel IV trimestre è doppio o più che doppio rispetto al mercato libero.
E ancora per lo stesso motivo il servizio a tutele graduali, in scadenza a marzo prossimo, che ha un corrispettivo annuo addirittura negativo di -73 euro per via della forte competizione nelle aste 2024, anche ai valori Pun di settembre (20,7 cent) batte quasi tutte le offerte del libero (135 euro per 1.000 kWh, 445 euro per 2.500 kWh).
Una terza considerazione, ovvia per chi opera nel settore ma non per la generalità delle persone, è che i riferimenti a sconti percentuali, se fanno grande presa comunicativamente, non aiutano quasi mai a capire di cosa si parli.
L’idea di “sconto” che chi abbia seguito giornali e tv in queste ore si è fatta dall’offerta Plenitude, ad esempio, probabilmente si accorderà poco col fatto che quella del Cane a sei zampe si colloca in realtà nella fascia alta della spesa annua tra le sette considerate in entrambe le classi di consumo, pur avendo nel contempo una caratteristiche che invece non è condivisa dalle più aggressive: può essere sottoscritta anche da chi è già cliente del gruppo e non solo dai nuovi.
Quarto punto: l’orizzonte di validità delle offerte è molto limitato, venendo aggiornato circa ogni due settimane. Non si tratta di una novità ed è una prassi normale nel settore. Al tempo stesso, in una fase di forte volatilità è un aspetto a cui prestare attenzione, potendo la situazione cambiare anche nel tempo relativamente breve (appunto nell’ordine dei giorni) necessario a un cliente per farsi un’idea.
Nei giorni scorsi si è visto bene quanto le cose possano cambiare da un aggiornamento all’altro: come già segnalato (v. Staffetta 01/10), ad esempio, tra l’annuncio dello sconto Plenitude del 30% sul corrispettivo energia della sua offerta a prezzo fisso e il suo effettivo lancio sul mercato, il corrispettivo stesso è stato rivisto al rialzo di un 20% circa.
Dalle Cte emerge peraltro un ulteriore aspetto che resta un po’ da decifrare: la presenza di contingenti massimi alla disponibilità per alcune offerte (v. Staffetta 02/10). Probabilmente legati alla capienza delle coperture dalle fluttuazioni dei prezzi all’ingrosso stipulate dai venditori o ai loro obiettivi di marginalità media, l’entità di tali limiti di disponibilità non viene tuttavia specificata, finendo per apparire come fattore di potenziale incertezza e discrezionalità nell’accettazione delle sottoscrizioni.
Questo ci porta all’ultimo aspetto: se, come si diceva, è evidente che coi prezzi all’ingrosso su valori elevatissimi, col Pun che il mese scorso ha sfiorato i 230 euro e ancora oggi era oltre 215, bloccare il prezzo di fornitura diventi una cosa da valutare, questo non significa che qualunque “fisso” vada bene.
In questo, una valutazione attenta andrà fatta sia dei corrispettivi proposti, sia delle formule - alcuni operatori legano il prezzo bloccato a livelli o percentuali prefissati di consumo, oltre i quali si paga il Pun più uno spread - sia delle durate, il tutto da confrontare con l’andamento dei mercati a termine, con il future annuale per il 2027 che oggi si scambia su Eex a poco più di 15 cent e il 2028 a 11,3.
Valori, come si vede, che mostrano opportunità ma che invitano anche a non smettere mai di soppesare costi e benefici, domandandosi sempre quando assicurarsi convenga al cliente e quando piuttosto al venditore. Una bella fatica, peraltro, che è difficile immaginare un cliente domestico medio sia disposto ad affrontare senza un qualche supporto esperto (umano o digitale che sia).