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Nucleare

di V.R.

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Nucleare, la “Commissione Guzzetta” al lavoro in attesa del Parlamento

A colloquio con Giovanni Guzzetta, coordinatore del gruppo di lavoro normativo della piattaforma per il nucleare. “Non ci saranno duplicazioni tra Autorità e Isin”

Giovanni Guzzetta ha coordinato, su mandato del ministro Gilberto Pichetto Fratin, il “gruppo di alto livello” per ridisegnare l'ambito legislativo, normativo e di governance del sistema regolatorio italiano, per accogliere un eventuale programma di ripresa della produzione nucleare in Italia. Così recita il sito dell'università Roma Tor Vergata, dove è ordinario di Istituzioni di diritto pubblico. Il disegno di legge delega che Guzzetta ha consegnato a Pichetto Fratin lo scorso dicembre è stato approvato dal Consiglio dei ministri quasi tre mesi dopo, il 28 febbraio, ma in parlamento ancora non è arrivato: sono passati ormai quasi cinque mesi da quando è stato scritto.

“Abbiamo predisposto un testo che poi è stato offerto al ministro”, dice Guzzetta alla Staffetta a margine dell'evento Isin di ieri (v. Staffetta 06/05). “Poi il ministro ha fatto tutte le sue valutazioni, il testo è stato discusso e approfondito, e la data che bisogna considerare è fine febbraio, quando il Consiglio dei ministri lo ha approvato. Da fine febbraio siamo arrivati a maggio perché l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, per un disegno di legge di questo genere, implica una serie di ulteriori verifiche da parte di ogni singolo ministero, visto che tutti i ministeri sono coinvolti, e poi del Mef e della ragioneria generale dello Stato. Non spetta a me dirlo, perché sinceramente ho un ruolo tecnico, però, da costituzionalista, mi sembra di poter dire che sono tempi abbastanza fisiologici. In Parlamento c'è stato anche un ciclo di audizioni, quindi il fatto che l'attività si svolga e si concluda, o comunque insomma avanzi, secondo me è un fatto positivo”.

Non è particolare questa situazione in cui nella maggioranza già si parla di referendum, prima ancora di licenziare il disegno di legge?

Si parla di referendum perché sul nucleare ci sono stati già dei referendum e perché addirittura qualcuno sospettava – ma io sono assolutamente convinto che sia una prospettiva non corretta – che i precedenti referendum avrebbero addirittura impedito di re-intervenire sulla materia. La giurisprudenza costituzionale invece è in senso assolutamente opposto. Sono passati molti anni, la situazione politica è cambiata, la situazione tecnologica è cambiata, però è probabile che ci sia un'iniziativa in questa direzione. Se non ci sarà, vorrà dire che il dibattito parlamentare ha dato soddisfazione a tutti quanti.

Il suo lavoro attualmente è concluso o sta continuando a seguire l'argomento con il ministero?

In questo momento la commissione è in attesa che si avvii il dibattito parlamentare per trarre tutte le conclusioni, ma è chiaro che c'è un lavoro di studio che continua nella convinzione che si arriverà a un esito, e che quindi bisognerà predisporre i decreti legislativi.

Lei sarà chiamato a seguire anche questo aspetto?

A quanto mi pare di capire sì, però io sono certo del presente.

Si è parlato del destino dell'Isin: quale sarà? Nel testo del Ddl effettivamente c'è l'ipotesi di riutilizzare l'esistente fondando la nuova Autorità per la materia, oppure di azzerare e ripartire da capo.

Mi pare che il ministro l'abbia appena detto: l'Isin è il punto di partenza della nuova autorità.

Se il ministro era già deciso in questo senso, perché nel Ddl è contemplata anche l'ipotesi di abolizione dell'ispettorato?

Questa è una materia molto divisiva: è opportuno che tutti quanti possano esprimere la propria posizione ed è utile quindi lasciare aperte tutte le opzioni. È chiaro che progressivamente queste opzioni si andranno restringendo, man mano che si va avanti. Però secondo me nel disegno di legge non è così chiara questa dicotomia che lei vede.

Le leggo le parole esatte: si prevede una nuova vigilanza e controllo “attraverso il riordino o la soppressione degli organi esistenti”.

Sono due modelli organizzativi diversi: è chiaro che se si crea un'altra Autorità non ha senso che ce ne siano due. Il problema è un altro: questa nuova autorità è lo sviluppo di quello che già c'è? Oppure costituisce una cosa radicalmente diversa? A me sembra molto verosimile che sia uno sviluppo. È chiaro che lo sviluppo imporrà di dare una nuova veste, un nuovo assetto e quindi anche una struttura che potrebbe essere diversa. La formulazione serve a segnalare che qualunque sia la modifica, si farà un'operazione per evitare duplicazioni di qualsiasi genere, di uffici e strutture organizzative.