Il nodo non riguarda solo i prezzi all'ingrosso e il loro riflesso sulle bollette di famiglie e imprese: l'incerta conclusione della crisi nel Golfo sta inviando fibrillazioni lungo tutta la filiera energetica, inclusi gli anelli intermedi come la vendita di elettricità e gas al dettaglio. Il "film" che rischia di tornare a vedersi, infatti, è quello del 2022-23, quando le ripercussioni dei rialzi esponenziali di petrolio e gas sugli economics dei venditori al dettaglio, a cominciare da quelli più piccoli, ha costituito un pesante elemento di criticità e un fattore di tensione tra il mercato e le istituzioni.
La Staffetta ha chiesto all'amministratore di Eroga e portavoce dell'associazione dei reseller e trader di energia Arte, Diego Pellegrino, un commento sulla situazione, ad esempio sul tema delle garanzie da prestare ai fornitori a monte - onere che aumenta con l'aumento delle quotazioni gas e power - o delle possibili diseconomie sulle forniture a prezzo fisso stipulate prima delle ondate di rialzi di marzo, altra questione critica nel biennio 22-23. Arte, che domani tiene a Roma la sua assemblea annuale, riunisce quasi 200 retailer di energia per oltre 2 milioni di clienti.
Su entrambi i temi "per adesso la situazione non è ancora preoccupante, ma lo è la stima (...) se questa situazione non dura solo un mese o due, c'è un problema di approvvigionamento", commenta, aggiungendo che al momento aiuta un po' anche il fatto che l'inverno sia ormai alla fine, riducendo i consumi di gas e quindi i relativi oneri.
Nel contempo, se in una situazione ordinaria le coperture dal rischio prezzo fatte dagli operatori bastano a stare tranquilli, "è chiaro che non ci si può mai coprire al 100%" del fabbisogno dei propri clienti "e se il mercato quadruplica, sulla quota che resta a spot ci sono problemi, perché nel contempo non si può fare una modifica unilaterale del contratto".
Sull'elettrico, prosegue, il fatto è ancora più evidente: "come venditore compro una banda, se sono molto bravo sono coperto sull'80%, più facilmente il 70%, ma sul terzo che va a spot se comincia a esserci un prezzo estremamente alto la situazione non è più sostenibile sull'intera fornitura. A quel punto non siamo 'cattivi' se ci troviamo costretti a intervenire".
La questione sullo sfondo è anche quella del divieto di modifica unilaterale dei prezzi sancito dalla legge, che nell'emergenza di tre anni fa è stato motivo di forte tensione tra Stato e operatori e su cui di recente l'Arera ha annunciato che intende vigilare. "Come venditore io non posso muovermi e ma il cliente se vuole mi lascia in un mese, anzi tra poco anche meno (riferimento al prossimo switch in 24 ore, ndr). Però bisognerebbe essere corretti e riconoscere che in questa situazione siamo deboli in due", conclude Pellegrino.