L’economia circolare è un pilastro sia della lotta al cambiamento climatico che di quella all’inquinamento; realizzare un’economia circolare completa e perfetta è un’impresa ardua, soprattutto se si parte da un rifiuto pericoloso, in quanto è necessario trovare oltre che le giuste tecnologie di rigenerazione anche il giusto bilanciamento fra l’utilizzo “di tutto il rifiuto”, da un lato, e l’esigenza di non diffondere eventuali inquinanti, dall’altro.
Il regolamento POP’s (inquinanti organici persistenti) UE1021 del 2019 si occupa anche di questo, in quanto provvede a limitare la diffusione nei prodotti finiti di eventuali inquinanti che possano provenire anche dal riciclo. A titolo di esempio, cito i limiti sul PCB (i policlorobifenili) molecole a suo tempo (fino al 1984) utilizzate per le loro straordinarie proprietà dielettriche per i trasformatori e, dopo molti decenni, finalmente bandite per le conseguenze che avevano per l’ambiente e la salute.
Orbene, nel corso del 2025, ha preso forma una proposta di aggiornamento di questo Regolamento (che, come tale non abbisogna di recepimento, ma diviene direttamente operativo e vincolante); in un allegato di due righe viene introdotto un nuovo limite per il contenuto di PCB nei prodotti finiti (da rigenerazione rifiuti o da coloranti), posto a 0.2 parti per milione, poi informalmente aggiornato a 2.5 parti per milione (il precedente era 50 ppm) peraltro con nuove metodologie di analisi e misura.
Per amore di verità, va detto che la modifica scontava per l’industria dei coloranti una deroga a 25 ppm per la durata di 3 anni, da aggiornare a 10 ppm successivamente.
Ma dei prodotti della Rigenerazione degli oli minerali? Bene nell’allegato non se ne fa cenno.
Il Conou ha segnalato, in sinergia con le associazioni confindustriali UNEM e GAIL, il problema, producendo un “position paper” che suggeriva un possibile scenario alternativo, connesso alla specificità del problema; in altri termini, il PCB di nuova produzione non esiste negli oli minerali, ma in tutta la filiera tuttora circola, in gran parte provenendo da piccoli trasformatori su palo di antica data che vengono via via dismessi in modo non regolare.
Ogni anno il Consorzio è costretto a termo-distruggere circa 200 tonnellate di olio che supera i limiti dei 25 ppm (50 ppm per la combustione); tuttavia, al di sotto, le tracce di PCB sono presenti un po’ in tutti gli oli usati e, pertanto, nei prodotti da rigenerazione.
La proposta alternativa formulata prevede anche per la ns filiera un primo passo avanti con una deroga a 10 ppm (da subito), da aggiornare nel tempo, via via che i residui di questo inquinante vadano, come inevitabile, sparendo. Del resto, lo stesso regolamento 1021 aveva già stabilito che entro il 2025 tutte le apparecchiature elettriche con PCB dovevano essere rottamate (1). Per quanto attiene il metodo di misura del PCB, la specificità della matrice olio e le esigenze operative della macchina della rigenerazione 98% impongono una verifica di validità di nuovi metodi proposti e della compatibilità delle loro tempistiche col funzionamento della Filiera.
Quest’ultima, pur, come detto, pronta ad affrontare delle restrizioni immediate e progressive, attende l’accoglimento delle proprie esigenze, essendo, peraltro, l’alternativa gravissima per il nostro Paese, eccellente negli oli minerali al di sopra di ogni altro Paese Europeo, con una rigenerazione al 98% contro medie del 50-60%, che si troverebbe costretto a smantellare la Circolarità del sistema e anche a inviare a combustione tutto l’olio usato in altri paesi.
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(1) Entro il 31 dicembre 2025, tutte le apparecchiature (trasformatori, condensatori) contenenti policlorobifenili (PCB) con concentrazione superiore allo 0,005% in peso (50 mg/kg) e volume superiore a 0,05 dm3, devono essere ritirate dalla circolazione, bonificate o smaltite.