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di Riccardo Piunti

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La “392/96” non basta più

Come il Conou si attrezza per seguire l’evoluzione della tecnologia di rigenerazione e della qualità degli oli usati

La “tabella sacra” degli oli minerali usati risale a un decreto del 1996 (DM 392/96) che identificò le caratteristiche e il livello massimo accettabile di contaminanti che l’olio usato poteva avere per essere inviato alle diverse destinazioni di smaltimento, dalla rigenerazione (prioritaria) alla combustione, alla termodistruzione.

La “sacralità “della tabella è stata poi sancita dal tribunale amministrativo che nel 2021 (sentenza n. 59 del Tar di Parma, v. Staffetta Rifiuti 21/04/21) chiarì in modo definitivo, che, anche in caso di decadenza del decreto che le contiene, siffatte tabelle tecniche non “muoiono mai”, almeno fino a quando non vengono sostituite da analoghe tabelle.

La “392/96” identificava i parametri chiave da controllare e ne fissava le soglie per le differenti destinazioni; a titolo di esempio, per la rigenerazione la tabella impone i seguenti parametri di controllo: densità, acqua, sedimenti, viscosità, Pcb, cloro, zolfo, diluenti, piombo+zinco, cadmio+cromo+nichel, vanadio, n. di neutralizzazione, n. di saponificazione.

Il senso di questi parametri è quello di preservare gli impianti di rigenerazione (ad esempio evitando un contenuto di metalli che danneggi i catalizzatori), limitare l’inquinamento con oli vegetali (p.es. n. di saponificazione) e più in generale limitare la presenza non voluta di inquinanti nel prodotto rigenerato, quali ad esempio il Pcb.

Nel corso degli ultimi anni (a partire dal 2018), quando il Consorzio ha iniziato a conseguire, a fronte di una raccolta sempre più esaustiva, un tasso di invio a rigenerazione anch’esso prossimo al 100% (98% mediamente) si sono iniziate a evidenziare nuove esigenze, connesse alla volontà di non scartare oli di qualità inferiore, pur avendone sotto controllo gli impatti sugli impianti di rigenerazione.

Vale la pena a questo punto ricordare che anche per il prodotto rigenerato c’è un DM (2007) che stabilisce i valori di eliminazione dei contaminanti da garantire per aver una “base rigenerata”, di fatto poi utilizzabile per produrre nuovi lubrificanti.

Ciò premesso, nel 2019, si decise di intervenire per controllare, selezionare l’olio usato in presenza di un elemento che, di per sé, non è un inquinante, ma può comportare danni al catalizzatore nelle fasi di finitura: il silicio. Allora si stabilì una “specifica Conou” di 1000 ppm cercando di fare in modo che eventuali presenze concentrate (oli siliconici, oli da emulsioni per la lavorazione leghe in alluminio…) fossero adeguatamente separate e segregate e, solo per questi piccoli volumi, destinate alla combustione.

La filiera, pertanto, ha messo a regime un sistema di controllo per ogni singola autobotte, con un sistema complessivo di circa 100.000 analisi all’anno per esaminare le circa 8.000 autobotti di olio usato che vengono conferite, svolte presso i 3 siti di rigenerazione da laboratori terzi di primarie aziende, contrattualizzati dal Consorzio.

Recentissimamente (nel corso del 2025 e soprattutto 2026) il Consorzio ha dovuto fronteggiare un nuovo problema, in parte collegato alla produzione di oli usati per trattamento di emulsioni acquose, effettuato dagli stessi concessionari Conou, ovvero la contaminazione con altri rifiuti, di altre filiere (solventi, carburanti, aromatici, oli vegetali a catena lunga…).

All’origine di queste contaminazioni c’è sicuramente anche un fattore economico, ovvero che il ritiro dell’olio usato è gratuito, mentre questi altri rifiuti vengono smaltiti a spese del produttore del rifiuto steso a costi di qualche centinaio di € per tonnellata.

Le conseguenze sono di duplice natura:

• da un lato il Conou non può e non vuole smaltire rifiuti diversi dall’olio minerale usato a spese dei produttori di lubrificanti che pagano il contributo ambientale;

• dall’altro, queste sostanze, come si è rivelato all’intensificarsi del fenomeno nel 2026, polimerizzano o si solidificano nella colonna di separazione primaria dell’impianto di rigenerazione ostruendola anche dopo neanche un mese di marcia.

Per fronteggiare questo problema, che impatta sulla sostenibilità complessiva della filiera e sulla sua circolarità totale, il Conou ha dovuto valutare e identificare metodiche che, da un lato fossero in grado di prevedere le trasformazioni che subiscono queste sostanze nel corso della lavorazione e, dall’altro, potessero essere seguite in tempi congrui con la gestione dei rifiuti che, per loro natura, prevede stoccaggi limitati e tempistiche assai rapide.

Come detto, non era possibile analizzare l’olio alla ricerca uno per uno di eventuali inquinanti, ma si è cercato di caratterizzarlo in base al suo comportamento durante il processo di rigenerazione in ragione, appunto, della potenziale formazione di residui o masse ostruenti.

Sono state identificate due possibili tipi di “ostruzioni”: quelle derivanti dalla polimerizzazione innescata da idrocarburi leggeri (p.es. solventi, aromatici, come il toluene o benzene) e quelle derivanti dalla polimerizzazione delle molecole lunghe e pesanti (p.es. catene lunghe di oli di palma).

Per controllare la presenza dei primi abbiamo stabilito di operare, con idonea e rapida apparecchiatura, l’analisi di infiammabilità in vaso chiuso; in tal modo, non permettendo ai volatili di disperdersi, si è in grado di avere contezza della totalità dei volatili presenti e, quindi, dei precursori di polimerizzazione.

Per le molecole pesanti siamo ricorsi alla Tga (l’analisi termogravimetrica), che registra la perdita di peso che subisce il campione all’aumentare programmato della sua temperatura in atmosfera controllata, fornendo informazioni sulla decomposizione delle molecole, la sua velocità e la tendenza a formare residui fino alle alte temperature che si raggiungono in una colonna di distillazione.

Queste nuove metodiche, che stiamo per avviare dopo aver già acquisito le apparecchiature idonee, saranno rapidamente sottoposte ad affinamenti e tarature per poi diventare parte integrante del nostro sistema di controllo.

Riteniamo che il Consorzio degli oli minerali usati, eccellenza circolare nel mondo, possa in tal modo procedere verso l’obiettivo che ogni filiera di rifiuti persegue, ovvero controllare gli ingressi nel sistema al fine, da un lato, di garantire la segregazione e la compliance, dall’altro, di ottimizzare i processi di rigenerazione e, con essi, ottimizzare la raccolta del rifiuto e la qualità del prodotto finale assicurando il rispetto dei limiti per eventuali inquinati dannosi alla salute.