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martedì 28 gennaio 2020

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Smog, Arpa Lazio su traffico e biomasse

Legna tra le prime fonti di PM10 primario in Italia ma nelle città il punto è il traffico: non tanto per quello che esce dal tubo di scappamento, quanto per usura di freni e pneumatici e risospensione

Ambiente e Sicurezza

In Italia una delle prime fonti del PM10 primario risulta essere la combustione della legna ma nelle città, con una minore presenza degli apparecchi a legna e una maggiore densità di traffico, il contributo principale ritorna a essere il settore trasporti su strada che, ad esempio, a Roma è responsabile di circa il 60% delle emissioni di PM10 primario. Di questo 60%, però, solo un quarto è rappresentato da emissioni dal tubo di scappamento dei veicoli e usura di freni e pneumatici, mentre il rimanente 75% è dovuto al risollevamento di polveri presenti sulle strade – sempre indotto, in massima parte, dalla circolazione dei veicoli. Le emissioni dirette dai tubi di scappamento sono in progressiva riduzione: i veicoli a benzina e i veicoli diesel con filtro antiparticolato emettono oramai pochi milligrammi al chilometro, mentre contribuiscono ancora alle emissioni da traffico gli scarichi dei veicoli diesel non dotate di filtro antiparticolato e le emissioni da usura di freni, pneumatici e asfalto.

È quanto conferma Arpa Lazio a una richiesta della Staffetta sul dettaglio delle sorgenti di emissione in relazione all'emergenza smog in corso a Roma. Dati che confermano quanto specificato la scorsa settimana da Ispra sempre su richiesta della Staffetta (v. Staffetta 20/01).

Riportiamo qui sotto la risposta integrale di Arpa Lazio e quella di Ispra della scorsa settimana.

Questa la risposta di Arpa Lazio:

“In generale, in Italia, è il traffico la prima sorgente di ossidi di azoto, sia che si parli del livello nazionale, del livello regionale o di quello urbano. Se in Italia, secondo Ispra, il settore trasporti rappresenta il 46% delle emissioni di NOx, secondo i dati dell'inventario Arpa Lazio il contributo nel Lazio sale al 48%, fino al 71% nella città di Roma. Effettivamente, questo dato è confermato dalle misure: le massime concentrazioni di NO2 si registrano in generale nelle stazioni da traffico. Va peraltro sottolineato che, con il rinnovo del parco circolante, le emissioni di ossidi di azoto dai veicoli sono progressivamente scese negli anni. Più sofferta la storia per i diesel: la riduzione prevista in fase di omologazione non si è purtroppo rilevata effettiva su strada, almeno fino alle più recenti categorie, che paiono invece essere effettivamente promettenti anche nel mondo reale. Le emissioni di questo comparto sono quindi oggi in gran parte dovute alle emissioni dei veicoli diesel leggeri, ma anche – soprattutto sulle strade extraurbane e sulle autostrade – dai veicoli pesanti.

La valutazione dell'impatto del traffico sul particolato è più difficile. Il PM10, come il PM2.5, è infatti in parte emesso in atmosfera già sotto forma di particelle (il cosiddetto “PM10 primario”), ma si forma anche in atmosfera (“PM10 secondario”) a partire da altre sostanze quali – tra l'altro – gli ossidi di azoto e l'ammoniaca (quest'ultima originata per lo più dall'agricoltura e dalla zootecnia). Per quanto in Italia una delle prime fonti del PM10 primario risulta essere la combustione della legna, nelle città, con una minore presenza degli apparecchi a legna e una maggiore densità di traffico, il contributo principale ritorna a essere il settore trasporti su strada che, ad esempio, a Roma è responsabile di circa il 60% delle emissioni di PM10 primario. Si deve al proposito osservare che le emissioni dirette, dai tubi di scappamento, sono in progressiva riduzione: i veicoli a benzina e i veicoli diesel con filtro antiparticolato emettono oramai pochi milligrammi al chilometro. Contribuiscono ancora alle emissioni da traffico gli scarichi dei veicoli diesel non dotate di filtro antiparticolato e le emissioni da usura di freni, pneumatici e asfalto. A Roma, le emissioni dal tubo di scappamento dei veicoli sommate a quelle derivanti dall'usura sono responsabili del 25% circa del PM10 primario presente in atmosfera. Dalle stime effettuate dall'Arpa Lazio secondo le metodologie indicate dall'Epa, il rimanente 75% è dovuto al risollevamento di polveri presenti sulle strade, sempre indotto, in massima parte, dalla circolazione dei veicoli. Tale contributo, seppure non incluso in alcuni degli inventari di emissione, come ad esempio in quello di Ispra, in quanto non emesso direttamente dai veicoli, è comunque dipendente dal traffico e va ad incrementare la presenza di PM10 in atmosfera.

Le PM secondarie (intese come quelle che si formano in atmosfera attraverso reazioni chimiche a partire da altre sostanze quali gli ossidi di azoto e l'ammoniaca) non vengono quantificate nell'inventario Arpa Lazio.

I dati a livello comunale e in particolare di Roma necessitano di ulteriori approfondimenti attualmente in corso e chiaramente non possono essere resi disponibili prima di aver concluso queste attività”.

Questa invece la risposta di Ispra, cui avevamo chiesto conto della differenza tra il loro ultimo rapporto annuale (dati relativi al 2015), in cui il riscaldamento risultava essere responsabile di oltre il 71% delle emissioni di PM10 primario e i trasporti di appena il 23%, e i numeri pubblicati il 17 gennaio (v. Staffetta 17/01), secondo cui ai trasporti era da addebitare il 60% del PM10 primario:

“Le differenze sono dovute: a una maggiore accuratezza della stima delle emissioni che deriva dalla realizzazione dell'inventario regionale del Lazio appena conclusosi e che include anche una indagine specifica sull'uso di biomassa per riscaldamento, nonché una stima delle emissioni del trasporto su strada a partire dai flussi di traffico (approccio “dal basso” bottom up), mentre i dati riportati nel rapporto ambiente urbano dell'Ispra derivano da una stima semplificata effettuata con variabili surrogate (esempio la popolazione) a partire dall'inventario nazionale (approccio “dall'alto” top-down); ai fini di produrre dati necessari per la valutazione della qualità dell'aria, nell'inventario regionale, e quindi nella stima riportata per Roma nel comunicato congiunto Arpa Lazio/Ispra, per il trasporto su strada sono incluse le emissioni dovute alla risospensione delle polveri, stimate sulla base delle linee guida dell'agenzia ambientale statunitense (EPA42), che nell'inventario nazionale e nella sua disaggregazione top-down non è inclusa; tale componente pesa per circa il 75% del totale del settore dei trasporti su strada ed è il motivo principale delle differenze da lei riscontrate”.

© Riproduzione riservata




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