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Biometano: dalla transizione energetica al business, la partita si gioca ora

di Marco Ceresoli e Giulia Marenda, Fedabo SPA SB

Negli ultimi anni il biometano è passato da tecnologia di nicchia a uno dei protagonisti più concreti della transizione energetica italiana. Si ottiene purificando il biogas, a sua volta generato dalla digestione anaerobica di scarti agricoli, reflui zootecnici e rifiuti organici: una filiera che trasforma ciò che scartiamo in energia pulita. E il suo punto di forza è proprio la versatilità, perché può finire indifferentemente nella rete del gas naturale, alimentare i trasporti o entrare nei processi industriali.

Non stupisce quindi che l’Italia abbia deciso di scommetterci con decisione, appoggiandosi anche alle risorse del PNRR. E nei mesi scorsi il GSE ha pubblicato le nuove Regole Operative, che hanno dato finalmente un quadro più chiaro alle imprese interessate a investire nel settore.

Le nuove regole PNRR: la fase degli accordi si è chiusa il 30 giugno

Le nuove disposizioni ridefiniscono con maggiore precisione il funzionamento degli incentivi per gli impianti di produzione di biometano, e lo fanno affidando al GSE un ruolo di regia unica: dalla valutazione dei progetti fino all’erogazione dei contributi, tutto passa da un unico interlocutore.

Il cambiamento più significativo, però, ha riguardato i tempi. La scadenza che contava davvero non era più il completamento degli impianti entro i termini originari del PNRR, ma la firma degli accordi di concessione, fissata al 30 giugno 2026. Nei mesi precedenti la scadenza il GSE ha pubblicato progressivamente gli atti di concessione (i primi già a maggio), lasciando ai beneficiari una finestra di 30 giorni per sottoscrivere la relativa nota di accettazione. Chi ha firmato in tempo porta ora a casa un vantaggio rilevante: da quel momento decorrono 24 mesi per realizzare e mettere in esercizio gli impianti — un orizzonte più ampio rispetto alle scadenze originarie del Piano, pensato apposta per evitare che ritardi burocratici facessero perdere alle imprese il contributo a fondo perduto del 40% delle spese ammissibili. Per chi non è riuscito ad arrivare in tempo alla firma, la partita PNRR su questa specifica misura si può considerare conclusa.

Un’occasione concreta per il mondo produttivo

Le risorse in campo sono ingenti, e riflettono quanto il biometano sia ormai considerato strategico nella politica energetica nazionale. L’obiettivo, in fondo, è duplice: da una parte ridurre le emissioni e la dipendenza dai combustibili fossili, dall’altra dare respiro all’economia circolare.

Per molte aziende si apre così la possibilità di valorizzare sottoprodotti e residui che altrimenti resterebbero un costo, diversificare le proprie fonti di reddito, migliorare la sostenibilità ambientale e, non da ultimo, contribuire in modo tangibile alla transizione energetica del Paese. Il biometano, del resto, non va letto solo come una tecnologia energetica: è un vero modello industriale, che tiene insieme produzione, gestione dei rifiuti e innovazione.

Per le aziende che hanno sottoscritto la nota di accettazione in tempo, il vantaggio competitivo è evidente, ma l'impegno operativo è tutt'altro che terminato. La finestra temporale di 24 mesi decorrente dalla firma sposta il baricentro dal piano regolatorio a quello cantieristico ed esecutivo. Rispettare i tempi di messa in esercizio richiede ora un'azione coordinata su almeno tre fronti critici: ingegneria ed procurement, allaccio alle reti e conformità ambientale; con particolare attenzione alle prescrizioni e ai vincoli legati alla sostenibilità delle biomasse in ingresso.

I contratti di fornitura: la leva strategica per i settori hard-to-abate

Accanto agli incentivi per la costruzione degli impianti, sta emergendo con forza un secondo tema, altrettanto decisivo: i contratti di fornitura di biometano tra produttori e imprese energivore. Per molti settori industriali definiti hard-to-abate — ceramica, vetro, carta, acciaio, chimica, industria alimentare — l’elettrificazione completa dei processi produttivi non è ancora una strada percorribile, né dal punto di vista tecnico né da quello economico. In questi contesti il biometano diventa una delle leve più efficaci per abbattere le emissioni, e con esse i costi legati all’ETS europeo, senza dover stravolgere gli impianti esistenti.

I contratti di lungo termine — spesso strutturati come Biomethane Purchase Agreement (BPA) — permettono alle aziende di garantirsi volumi di gas rinnovabile per diversi anni, rendendo i costi energetici più prevedibili e avvicinando gli obiettivi di decarbonizzazione richiesti dal mercato, dagli investitori e dalle normative europee. Per i produttori, dal canto loro, questi accordi rappresentano lo strumento che permette di assicurarsi ricavi stabili e rendere bancabili gli investimenti nei nuovi impianti. Si crea così un circolo virtuoso tra domanda e offerta: la certezza di un acquirente favorisce lo sviluppo di nuova capacità produttiva, mentre le imprese consumatrici possono contare su una fonte rinnovabile, programmabile e già compatibile con le infrastrutture esistenti.

Va detto, però, che negoziare questi contratti non è affatto semplice. Durata dell’accordo, meccanismi di determinazione del prezzo, modalità di consegna, allocazione delle Garanzie d’Origine, clausole di flessibilità, ripartizione dei rischi: ogni voce richiede competenze tecniche, regolatorie e contrattuali specifiche. A complicare il quadro c’è poi un mercato ancora giovane, dove la domanda delle imprese impegnate nella decarbonizzazione cresce più in fretta della nuova produzione disponibile. Ecco perché chi vuole fare del biometano una leva strategica farebbe bene ad avviare al più presto le proprie valutazioni e le trattative con i produttori: muoversi in anticipo significa aumentare le possibilità di assicurarsi volumi adeguati, condizioni contrattuali competitive e maggiore certezza nella pianificazione di medio-lungo periodo.

Uno scenario in evoluzione

Il biometano sta insomma cambiando pelle: da tecnologia sostenuta dagli incentivi a vero asset strategico per la competitività delle imprese. Da un lato le misure del PNRR, ormai entrate nella fase attuativa dopo la chiusura degli accordi di concessione, daranno nei prossimi due anni impulso alla nascita di centinaia di nuovi impianti; dall’altro la crescente domanda dei settori hard-to-abate sta dando forma a un mercato dei contratti di lungo termine sempre più strutturato e competitivo.

In questo scenario, saper pianificare con anticipo farà la vera differenza. Per i produttori significherà sviluppare progetti solidi e bancabili; per le imprese consumatrici, assicurarsi per tempo forniture di biometano attraverso accordi capaci di garantire stabilità, tracciabilità e sostenibilità nel tempo. E dato che la nuova produzione disponibile resta limitata rispetto alla domanda attesa, chi saprà muoversi prima potrà contare su maggiori opportunità e su una posizione competitiva più solida.

Il successo del settore, allora, non dipenderà solo dagli incentivi pubblici, ma dalla capacità degli operatori di costruire partnership industriali di lungo periodo, trasformando il biometano in uno strumento concreto di decarbonizzazione, sicurezza energetica e creazione di valore per l’intero sistema produttivo.

Le nuove regole operative del PNRR hanno rappresentato un passo avanti verso un mercato più maturo, accessibile e, insieme, più competitivo; ora che la fase di accesso agli incentivi si è chiusa, la palla passa alla capacità di esecuzione. Per le imprese la direzione resta comunque chiara: chi saprà muoversi con una strategia ben definita — sul fronte realizzativo per chi ha già l’accordo in mano, su quello dei contratti di fornitura per chi vuole assicurarsi il gas rinnovabile — potrà trasformare la transizione energetica in un vantaggio concreto, non solo ambientale ma anche economico.