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martedì 03 dicembre 2019

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di Michele Mancini

Acqua, sole e terra: un trinomio pieno di energia

Applicazioni ibride del fotovoltaico per dare impulso al territorio

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Acqua, fuoco (sole) e terra: tre elementi che, fin dai tempi della mitologia greca, ci hanno insegnato essere contrapposti, in realtà danno il meglio di sé proprio quando vengono abbinati.

L'innovazione tecnologica e la sostenibilità suggeriscono sinergie tra questi elementi che aprono scenari nuovi e interessanti nell'utilizzo ibrido degli impianti fotovoltaici. Pensiamo, soprattutto, a due casistiche la cui applicazione è oggetto di studio e sperimentazioni recenti: l'accoppiamento di impianti fotovoltaici a bacini idroelettrici (fuoco e acqua), e l'integrazione di impianti fotovoltaici in aree dismesse e abbandonate (fuoco e terra).

Nel primo caso (fuoco e acqua), ci troviamo di fronte ad una possibile soluzione per soddisfare le crescenti esigenze energetiche della nostra era e combattere la siccità, combinando l'innovazione nel solare fotovoltaico con l'affidabilità e la capacità di stoccaggio degli impianti idroelettrici.

Due fonti di energia rinnovabile come quella idroelettrica e quella fotovoltaica, abbinate in un approccio ibrido, hanno la possibilità di compensare i rispettivi limiti legati, nel primo caso a cambiamenti nella frequenza e intensità delle precipitazioni o a prolungati periodi di siccità; nel secondo caso soprattutto all'aleatorietà della disponibilità dell'energia solare.

È interessante l'esempio dei pannelli solari galleggianti su bacini idroelettrici esistenti. Questo binomio può fornire l'affidabilità necessaria al solare e ridurre al contempo l'evaporazione dai bacini artificiali consentendo la conservazione di un volume d'acqua maggiore anche in periodi di siccità.

Nel secondo caso (fuoco e terra), invece, l'utilizzo degli impianti fotovoltaici in aree dismesse e abbandonate si allinea con i principi dell'economia circolare, un sistema economico pianificato per riutilizzare i “materiali” in successivi cicli produttivi, riducendo al minimo gli sprechi.

Cave esaurite, aree industriali abbandonate, miniere chiuse, centrali dismesse: il nostro territorio è ovunque punteggiato di zone accantonate e ormai quasi dimenticate che cercano nuovi utilizzi e uno di questi potrebbe nascere proprio dall'inserimento di impianti fotovoltaici al loro interno.

Se l'argomento vi interessa e volete leggere l'intero articolo “Acqua, sole e terra: un trinomio pieno di energia” cliccate qui.

Michele Mancini, Energy Operation Manager, Stantec

Per contattare l'autore: michele.mancini@stantec.com

© Riproduzione riservata




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