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venerdì 27 marzo 2020

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Dalle bollette ai benzinai: la responsabilità dell'informazione

Mentre Mario Draghi chiedeva, dalle colonne del Financial Times, un cambio di mentalità per affrontare una crisi mai vista prima, in Italia due temi del settore energetico tenevano banco – dal punto di vista delle misure economiche: le bollette e i benzinai, i due aspetti probabilmente più “pop” di un settore sempre più articolato e complesso. Due questioni che evidenziano da una parte la distanza, nel nostro dibattito pubblico, proprio da quel cambio di mentalità necessario, e dall'altra, la necessità di un'informazione quanto più possibile precisa, sintetica, trasparente e responsabile.

Quanto alle bollette, partiamo dalla fine: ieri il presidente dell'Arera Stefano Besseghini ha fatto un richiamo chiaro, per quanto “istituzionale”, al fatto che pagare le fatture, per chi può, è un contributo di solidarietà e un atto di responsabilità per la tenuta del sistema.

Un tema su cui invece, per iniziativa del M5S e di alcune parti dell'opposizione, si è alzato un polverone. E continuano a esserci pressioni, cui partecipa anche il Mise targato M5S. In tempi normali si potrebbe considerare normale lotta politica su istanze precise, o una ricerca di visibilità e spazio politico più o meno criticabile. Ma in questi tempi è del tutto irresponsabile.

Dal punto di vista della comunicazione questa vicenda ha portato a un proliferare di “soffiate” e veline per cui, ancora oggi, sembrerebbe imminente un intervento a tagliare le bollette. Un paio di settimane fa addirittura il primo quotidiano nazionale lo sparava in prima pagina a nove colonne – quando era chiaro a chiunque avesse un po' di esperienza giornalistica che l'intento di chi insufflava quelle voci era proprio spingere, condizionare chi tiene i cordoni della borsa in questo momento drammatico, quasi per metterlo di fronte a un “fatto compiuto”.

Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri sta tenendo botta in maniera egregia, per il momento. Il suo vice Misiani (entrambi PD) ha ribadito mercoledì che nulla è cambiato rispetto a due settimane fa: i 25 miliardi del Cura Italia sono tutti già assegnati, non c'è spazio di manovra in fase di emendamenti (se non per modifiche che non comportino ulteriori spese). La pressione però continua a montare in vista del “decreto aprile”. “Il Governo sta pensando a un taglio delle bollette” è, appunto, la velina che si rincorre da due settimane, una volta attribuita a fonti di settore, un'altra a fonti parlamentari o del Governo stesso.

È importante chiarire: sono M5S, Mise, Forza Italia (e in qualche misura Lega e Italia Viva), insieme ad associazioni dei consumatori a chiedere questa cosa. Che potrebbe avere senso, magari solo per alcune categorie e con una chiara cognizione dei costi – finanziari e gestionali – e del ridotto margine di manovra. E che deve includere un meccanismo che non mandi in crisi i fornitori o il rischio è che il danno collaterale all'intero sistema sarà peggiore del vantaggio.

La cosa veramente grave è che la linea di chi la propone non è questa. Le parole di Besseghini non sono finora quelle del Mise, che assurdamente sembra solo una delle parti in campo proprio nel momento in cui il suo ruolo dev'essere invece tenere lo sguardo sull'intero sistema e assicurarsi che, pur nella sofferenza, resti complessivamente in piedi. In questo caso la cruda chiarezza del discorso di Draghi non sembra aver fatto breccia.

Ma veniamo ai benzinai. La questione sollevata dalle associazioni dei gestori è passata come un annuncio di sciopero, quando sciopero non era scritto da nessuna parte. Certo, in un momento concitato come questo certe finezze è anche fisiologico che non vengano colte – anche se, ad esempio, la Reuters non ha mai usato la parola “sciopero” nei suoi lanci, al contrario di quasi tutte le testate italiane.

In tempi di crisi la chiarezza è la cosa più importante: a chi deve prendere provvedimenti servono input precisi e per quanto possibile completi. A questo proposito, forse avere convocato una ventina di persone attorno a un tavolo non è esattamente il modo migliore per venire a capo rapidamente di una questione – quella della sostenibilità economica delle gestioni dei punti vendita – che richiede una risposta nel giro di giorni.

Quando nei giorni scorsi abbiamo parlato di “unità di crisi” (v. Staffetta 25/03), il senso era proprio questo: catene di comando il più possibile brevi, che abbiano deleghe nelle materie di competenza, sia per quanto riguarda l'amministrazione sia per le filiere produttive ed economiche. Per quanto riguarda il Mise, questo del “tavolo allargato” sembra purtroppo il riflesso condizionato di chi, appunto, più che cercare soluzioni vuole darne l'impressione – tacendo del fatto che la convocazione è arrivata dal vice capo di gabinetto perché il capo, Vito Cozzoli, non c'è più, impegnato in prima linea come a.d. di Sport e Salute spa, la società che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia.

Qualche giorno fa Roula Khalaf, la donna che dall'inizio dell'anno dirige il Financial Times, ha inviato una mail a tutti gli abbonati. Ne riproduciamo alcuni passi: il lavoro giornalistico, le testate, scrive Khalaf, “sono più importanti che mai in tempi come questi. È proprio in tempi di crisi e grave incertezza che i lettori si rivolgono a fonti di cui si possono fidare – fonti senza un programma politico, che si sforzano sempre di riportare le notizie in modo accurato ed equo, che forniscono analisi chiare, resoconti chiari, comprensione autentica (…)”. Questo, aggiunge, porta a una riflessione: “Il giornalismo di qualità costa denaro. Sappiamo – e non dimentichiamo mai – da dove vengono quei soldi: da voi lettori. La nostra forza finanziaria è il fondamento della nostra indipendenza e la garanzia del nostro futuro (…)”.

Ecco, sapere chi è che paga un determinato servizio informativo è importate. Come è importante che siano ben chiari i confini tra chi fa il politico, chi il lobbista e chi il giornalista. Nessuna competizione, a volte collaborazione, ma con una inequivocabile separazione di ruoli e funzioni.

Vale la pena riportare anche la chiusura della lettera di Khalaf: “Esiste un legame speciale tra il FT e i suoi lettori. Molti di voi ci hanno letto per gran parte della loro vita. I nostri editorialisti e giornalisti sono voci familiari per voi. Sapete che potete contare su di noi e noi sappiamo che possiamo contare su di voi. E faremo tutto il possibile perché sia ancora così”.

Una conclusione che ci sentiamo di condividere anche con i lettori della Staffetta.

© Riproduzione riservata




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