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Gas russo, si fermano i flussi da uno dei due accessi in Ucraina

Il Tso ucraino dichiara forza maggiore su Sokhranivka "per effetto dell'occupazione russa", si cercherà di bilanciare con Sudzha. In calo del 35% gli arrivi a Tarvisio. Ridotti effetti sui prezzi

Gas Naturale - GPL - GNL

Il gestore della rete di trasporto gas ucraina Gas Tso of Ukraine ha annunciato ieri pomeriggio che come conseguenza "delle azioni degli occupanti russi" è stato interrotto il flusso di gas al punto di ingresso di Sokhranivka, nella regione di Luhansk, da cui transita circa un terzo del gas russo diretto in Europa attraverso la rotta ucraina. A causa della presenza di forze militari russe, il Tso ha detto non poter più garantire il flusso regolare sul punto, che quindi cesserà di offrire servizi di trasporto dalle 7 di oggi, 11 maggio, avvio del nuovo giorno gas.

Il gestore ha aggiunto che per ottemperare ai propri obblighi di trasporto di gas verso l'Europa Gazprom potrebbe compensare i volumi che non transitano da Sokhranivka incrementando quelli che passano dall'altro punto maggiore di interconnessione, quello di Sudzha, da cui passano di solito gli altri due terzi di gas russo in transito dalla rotta ucraina.

SCAMBI DI ACCUSE

Per la giornata gas di ieri erano previsti in tutto circa 24 mln mc in ingresso da Sokhranivka e 64,1 mln mc da Sudzha. Per quella di oggi i dati attuali del Tso vedono 0 flussi a Sokhranivka e circa 72 a Sudzha. Su quest'ultimo punto di interconnessione è previsto attualmente dai contratti un transito di 77 mln mc/g.

Gazprom ha detto di non vedere ragioni valide per dichiarare la forza maggiore. La società ucraina ha però insistito di non vedere motivi per cui i russi non dovrebbero voler spostare volumi su Sudhza. La capacità tecnica di quest'ultimo è molto superiore, ha rimarcato oggi il gestore di rete, ricordando che il nel 2019 ha trasportato una media di 181 mln mc/g con un punta di quasi 248 e nel 2020, dopo una revisione al ribasso dei volumi contrattuali, una media di 130 mln mc con punte di 165.

Il Tso ucraino ha sottolineato di esigere che in qualunque caso la Russia onori in pieno i suoi obblighi ship or pay, pagando i volumi pattuiti da contratto anche se non li consegna.

GLI EFFETTI IN ITALIA E SUI PREZZI

Gli effetti dell'interruzione si sono visti anche in Italia dove i flussi di gas in ingresso a Tarvisio si sono ridotti nella serata di ieri a meno di 2 milioni di mc all'ora contro i 2,8 circa della prima metà della giornata. Questa mattina alle 7, all'avvio del nuovo giorno gas, erano scesi sotto 1,8 mln mc/ora per poi ripiegare ancora nella mattinata a circa 1,6.

Un calo di circa il 35%, insomma, che il sistema sta compensando in parte con maggiori prelievi sulla rotta col Nord Europa, che termina al confine Svizzera-Italia a Passo Gries e che beneficia tra le altre cose sia dell'abbondante offerta di Gnl sui terminali olandesi, belgi e britannici, che dei flussi dalla Russia via Nord Stream, che invece si mantengono vicini al massimo tecnico (v. sotto). Ciò sta consentendo di mantenere i tassi di riempimento degli stoccaggi ai ritmi elevati degli ultimi giorni.

Limitati finora gli effetti sui prezzi: il Ttf front month su Ice che nella giornata di ieri viaggiava a 93 €/MWh circa, è balzato sopra 100 € dopo l'annuncio del Tso ucraino per poi chiudere a 98. Questa mattina, dopo aver aperto a 103 € ha imboccato presto un andamento in discesa attestandosi prima a 96 e quindi scendere ancora a circa 94 dopo mezzogiorno.

IMPIANTI NELLA REGIONE DI LUHANSK

Nel comunicato il gestore di rete ucraino spiega in particolare che la forza maggiore riguarda la stazione di misura di Sokhranivka e la stazione di compressione di confine Novopskov, che si trovano in territori occupati, nella regione di Luhansk, che Mosca ha riconosciuto come repubblica indipendente subito prima di invadere l'Ucraina.

Novopskov è la prima stazione di compressione della regione di Luhansk, attraverso la quale possono transitare fino a 32,6 mln mc/giorno.

"A seguito dell'aggressione militare della Federazione Russa contro l'Ucraina - si legge ancora nella nota - diverse strutture del gestore di rete si trovano in un territorio temporaneamente controllato dalle truppe russe e dall'amministrazione dell'occupazione. Attualmente, il gestore non può svolgere il controllo operativo e tecnologico sullla stazione di Novopskov e altre risorse situate in questi territori. Inoltre, l'interferenza delle forze di occupazione nei processi tecnici e i cambiamenti nelle modalità di funzionamento degli impianti, compresi i prelievi di gas non autorizzati dai flussi di transito del gas, hanno messo in pericolo la stabilità e la sicurezza dell'intero sistema di trasporto del gas ucraino", aggiunge il comunicato.

GTsoU sottolinea che si tratta di "circostanze di forza maggiore che rendono impossibile adempiere agli obblighi al punto di interconnessione fisica Sokhranivka e alla stazione di compressione di confine Novopskov, che attualmente non sono controllate da GTsoU".

A fronte dell'interruzione del punto da questa mattina, si legge ancora, "è possibile trasferire temporaneamente capacità non disponibile dal punto di interconnessione fisica Sokhranivka al punto di interconnessione fisica Sudzha situato in territorio controllato dall'Ucraina".

IL TSO UCRAINO: AVEVAMO AVVERTITO GAZPROM

GTsoU rimarca di aver "ripetutamente informato Gazprom delle minacce per il transito del gas create dalle azioni delle forze di occupazione controllate dalla Russia e ha sollecitato l'interruzione delle interferenze nel funzionamento delle strutture, ma questi appelli sono stati ignorati".

Il gas russo raggiunge l'Europa attraverso tre rotte maggiori, quella Ucraina, da cui negli ultimi giorni stavano arrivando circa 95 mln mc/g, e le due rotte con la Germania, il Nord Stream 1 via Mar Baltico, su cui da prima della guerra i flussi sono rimasti e restano tutt'ora stabili intorno al massimo tecnico, a 170 mln mc/g, e il Yamal via Bielorussia e Polonia, che invece da dicembre è sostanzialmente fermo, per assenza di richiesta di capacità da parte di Gazprom e dei suoi clienti europei. A queste tre rotte va aggiunto il TurkStream, che raggiunge i Balcani attraverso il Mar Nero e la Turchia.

Nel 2021 l'Europa ha importato dalla Russia circa un 40% del suo fabbisogno di gas. Quest'anno in particolare dopo l'attacco russo all'Ucraina, i paesi europei hanno cercato di massimizzare gli apporti da fonti alternative, a cominciare dal Gnl e dal Nord Africa, ridimensionando, pur ancora in misura limitata, la quota russa.

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