È stata pubblicata oggi la prima delibera del nuovo collegio Arera, nominato con Dpr del 29 dicembre 2025 subito prima della pausa festiva, in esito a un lungo e travagliato processo di designazione. Un processo in cui il peso dei partiti, pur presente anche nelle tornate precedenti, si è reso visibile come mai prima d'ora. Spesso incurante della linea rossa che dovrebbe separare politica e autorità indipendenti.
L'impressione, lo si è già notato, è che stavolta più che mai le forze politiche abbiano considerato queste nomine alla stregua di una qualunque designazione di sottogoverno o società partecipata. E un'apparente riprova si è avuta in occasione delle audizioni parlamentari di metà dicembre, quando non è mancata qualche stonatura, da entrambi i lati del tavolo.
Il passaggio, tutt'altro che formale in base alla legge istitutiva 481/1995, alla Camera è stato definito ad esempio meramente “notarile” dal responsabile energia di FI Squeri. Sorprendente il diffuso disinteresse dei parlamentari, con il via libera plebiscitario e quasi nessuna domanda al Senato. Quello che ancor più colpisce, però, sono state le “sgrammaticature” sui rispettivi ruoli, in un ambito in cui la forma più che mai è sostanza.
È il caso ad esempio del FdI Milani che, oltre a unirsi al compiacimento bipartisan per un accordo trovato tutto fuori dal Parlamento (e che dentro le Camere nessuno ha ritenuto di dover discutere, limitandosi a ratificarlo), si è detto fiducioso che il nuovo vertice dell'authority indipendente “supporterà l'azione del governo” in campo energetico, e se qualcuno è saltato sulla sedia lo ha fatto in silenzio.
Non è parso d'altro canto un problema anche per il commissario designato De Santoli presentarsi apertamente ai deputati come “in quota M5S” e prospettare possibili mosse del Collegio sulla placet gas, motivandolo con la constatazione di un “forte volontà politica” emersa per una proroga.
Senza contare quando, ad audizione finita, la commissaria designata De Marco ha avvicinato il presidente della X Commissione Gusmeroli dicendo: “se vogliamo fare qualcosa per il Paese ci serve il Parlamento”. Qualunque cosa intendesse, anche qui è forte l'impressione di un’impropria confusione di ruoli.
Si presta del resto a più interpretazioni, infine, la stessa dichiarazione del presidente Dell'Acqua (da anni commissario governativo di professione): per il nuovo Collegio, ha detto, “l'indipendenza non è un privilegio, è una responsabilità”, con associata la promessa di un contatto assiduo col Parlamento: “Sarete stufi di vederci”.
È vero che l'aria che tira anche fuori dall'Italia, ad esempio col presidente Usa Trump determinato a fare della Fed un ufficio della Casa Bianca, è un po' quella di una crescente insensibilità alla separazione dei ruoli istituzionali. Tuttavia, come si dice, due torti non fanno una ragione
L'Arera non è un'agenzia governativa né una società partecipata; la regolazione indipendente è una cosa, la politica un'altra, per legge. Proprio ora che inizia una nuova consiliatura non è superfluo ricordarlo.