Il decreto-legge che ha ridotto le accise a partire da ieri tace sul trattamento delle giacenze. È uno dei motivi per cui gli operatori della distribuzione hanno adeguato con un certo ritardo i prezzi dei carburanti alla pompa. Vale la pena spiegare come funziona il meccanismo.
Ogni variazione della fiscalità sui prodotti energetici produce un effetto diretto sul valore delle scorte di magazzino. Se l’accisa aumenta, le scorte si rivalutano. Se l’accisa diminuisce, come in questo caso, le scorte si svalutano, anche in misura rilevante. Se un operatore ha in deposito mille litri caricati con un certo livello di accisa, nel momento in cui l’aliquota viene ridotta, il valore economico di quella merce cala immediatamente.
In passato, ad esempio nel caso del decreto-legge del governo Draghi che tagliò le accise nel 2022, questo effetto veniva gestito attraverso un meccanismo preciso: gli operatori erano tenuti a comunicare le giacenze alla “ora X” della variazione fiscale. Sulla base di quella fotografia, l’Agenzia delle Dogane poteva attivare meccanismi compensativi o perequativi, sia in caso di rivalutazione sia di svalutazione.
In questo caso — come già avvenuto, ad esempio, il 1° gennaio con l’allineamento delle accise tra benzina e gasolio — questo obbligo non è stato previsto. Qui sta il punto: in assenza di qualsiasi meccanismo di compensazione, gli operatori (depositi commerciali e punti vendita) hanno assorbito integralmente la svalutazione delle scorte a conto economico. A quel punto le alternative operative sono state due: traslare immediatamente lo sconto fiscale sui prezzi, vendendo però di fatto le giacenze sotto costo; oppure diluire l’effetto nel breve periodo (uno o due giorni), smaltendo progressivamente le scorte e attenuando l’impatto economico.
Questo spiega il fenomeno osservato: una inerzia temporanea nella trasmissione dello sconto fiscale sui prezzi di vendita. Non si tratta necessariamente di comportamenti anomali, ma di una fisiologica gestione della perdita subita. Ma è chiaro che si tratta di un effetto transitorio: la pressione concorrenziale porterà rapidamente tutti gli operatori ad allineare i prezzi incorporando integralmente la riduzione fiscale.
In sintesi, le strade possibili sono due: o si introduce un sistema di dichiarazione delle giacenze con meccanismi compensativi; oppure, come in questo caso, si rinuncia a qualsiasi fotografia delle scorte e si lascia agli operatori l’onere di gestire — e assorbire — gli effetti economici della variazione. Con una conseguenza implicita: la perdita subita oggi tenderà a essere riassorbita nel ciclo successivo, quando una eventuale variazione opposta delle accise produrrà un effetto contabile di segno contrario.