“A quasi un mese dall’inizio della guerra del Golfo, che ha pesantemente inciso sull’andamento dei mercati energetici internazionali, l’Italia registra la crescita più contenuta dei prezzi dei carburanti tra i principali Paesi europei e, al contempo, i prezzi medi di benzina e gasolio inferiori rispetto alle grandi economie industriali dell’Unione europea, Francia e Germania”. Lo scrive questa mattina il ministero delle Imprese e del made in Italy in una nota, citando l’ultimo Weekly Oil Bulletin della Commissione europea. Secondo il Mimit, i dati “confermano in modo inequivocabile l’efficacia del sistema di monitoraggio introdotto dal Governo nel gennaio 2023 e dei controlli tempestivamente attivati fin dall’inizio delle tensioni in Iran”.
Il problema è che il ministero paragona i dati relativi ai diversi Paesi non scorporando le imposte. Ciò significa che i valori dell’Italia, inferiori nell’ultima settimana (16-22 marzo) rispetto agli altri Paesi, sono dovuti al taglio delle accise (che in Francia e Germania non è avvenuto) e non al monitoraggio introdotto dal governo.
In più, il dato dell’Italia è una media settimanale dal lunedì alla domenica, mentre il prezzo della Francia è un dato puntuale del venerdì e quello della Germania un dato puntuale del lunedì. Ovvio, quindi, che in una fase rialzista come quella che stiamo vivendo la media settimanale sia più bassa del valore puntuale rilevato alla fine della settimana di riferimento.
Per fare un paragone attendibile, bisogna considerare solo i prezzi al netto delle tasse. Se si paragonano i prezzi al netto delle tasse, come faremo da qui in poi, questa settimana l’Italia ha superato sia la Germania che la Francia: in Germania infatti i prezzi sono addirittura scesi, mentre in Francia il rialzo è stato più lieve che in Italia.
Ma anche questo calcolo ha un “baco”. Il ministero dell’Ambiente ha infatti comunicato alla Commissione europea un prezzo al netto delle tasse che è errato (v. Staffetta 24/03). Al prezzo medio alla pompa della settimana che va dal 16 al 22 marzo è stato infatti sottratto il valore dell’accisa ridotta in vigore solo dal 19 marzo. Il prezzo netto risulta così sensibilmente più alto del livello reale.
Prendendo invece in considerazione il valore puntuale del lunedì (per rendere i valori paragonabili) e applicando l’accisa corretta, il prezzo in Italia risulta aumentato più che in Francia e Germania. Il risultato è che, quanto alla benzina, il prezzo in Italia è pari a quello tedesco e leggermente più basso di quello francese; sul gasolio, invece, l’Italia supera la Francia e raggiunge la Germania.
Riassumendo: al netto delle tasse, tra il 23 febbraio e il 23 marzo, il prezzo della benzina in Italia è aumentato del 36% circa, in Francia del 30% e in Germania del 29%; quello del gasolio è aumentato in Italia del 59%, in Francia del 50% e in Germania del 40%. Quanto alla Spagna, anche Madrid comunica a Bruxelles una media settimanale: paragonando dunque dati omogenei per Italia e Spagna, da noi la benzina è aumentata del 43%, in Spagna del 38%; quanto al gasolio siamo 64% contro 55%.
Si potrebbe infine notare che proprio nella settimana in cui in Italia sono state tagliate le accise, il prezzo al netto delle tasse è cresciuto più che negli altri Paesi europei.