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Caldo, ad agosto il nucleare francese soffre, ma non troppo

I dati mostrano un impatto vistoso dei vincoli sul raffreddamento, ma la produzione è rimasta abbondante (e l'export verso l'Italia è aumentato)

Questa estate l'effetto delle temperature elevate e della siccità sulla produzione delle centrali nucleari europee è stato oggetto di grande attenzione e discussioni nel settore, per l'impatto che ha avuto sull'equilibrio di domanda e offerta (e quindi sui prezzi) in diversi Paesi UE ma anche, in alcuni casi, per la tendenza di alcuni a vedervi il segno di una peculiare fragilità di questa tecnologia, sia nel contesto del riscaldamento globale che come opzione per la decarbonizzazione.

Per questo motivo, vale la pena di confrontare da vicino i dati del sistema elettrico, per quantificare davvero gli effetti e mettere alla prova le affermazioni. A questo scopo ci concentreremo in particolare sui numeri della Francia, di gran lunga maggior produttore da nucleare d'Europa e, grazie a ciò, anche grande esportatore verso i Paesi vicini.

Per il nucleare francese le limitazioni sulle temperature di rilascio dell'acqua di raffreddamento hanno determinato contrazioni della produzione per quegli impianti che utilizzano a questo scopo l'acqua di alcuni grandi fiumi, come il Rodano e la Garonna. Ciò ridotto la capacità elettronucleare disponibile fino a un massimo di oltre il 16% del totale installato a cavallo della metà di agosto, spingendo i prezzi giornalieri della borsa francese fino a un picco di oltre 177 euro per MWh e impattando anche sulle esportazioni del Paese, ridottesi quasi a zero nelle stesse ore.

Nel contempo, a dispetto della comprensibile impressione che queste circostanze hanno prodotto in molti osservatori, i numeri complessivi del mese restituiscono un quadro in cui gli effetti del caldo e della siccità sul nucleare sono sì visibili, ma in definitiva tutt'altro che drammatici né tali da avvalorare l'idea di una fragilità critica del nucleare in contesti di temperature elevate.

Secondo i dati comunicati da Rte a Entso-E, ad agosto 2026 la produzione nucleare francese è diminuita di quasi un 9% rispetto ad agosto 2025 (-2,5 TWh circa), in un contesto di domanda in aumento di quasi un 4% (+1 TWh circa), a testimonianza che le fermate obbligate dei reattori sui fiumi hanno effettivamente reso indisponibile una produzione che altrimenti avrebbe contribuito a coprire tanto la domanda interna - dove il ricorso a fonti più costose ha spinto il prezzo medio della borsa nel mese a quasi 123 €/MWh, contro meno di 55 € l'anno prima (+126%) - tanto le esportazioni nette, che nello stesso mese si sono ridotte di quasi un 13% rispetto ad agosto 2025 (-1 TWh circa).

Nel contempo, se come si vede si tratta di numeri significativi, per altro verso mostrano che il problema, che riguarda solo un sottoinsieme del parco nucleare francese - gli impianti che, come le centrali ungheresi e romene sul Danubio, usano l'acqua dei fiumi per raffreddarsi - non ha certo stravolto il quadro complessivo rispetto al passato.

Nel mese centrali nucleari francesi hanno prodotto comunque oltre 26 TWh di energia elettrica alimentando un saldo netto in esportazione di 6,8 TWh dalla Francia, che neppure per un quarto d'ora del mese si è praticamente mai trasformata in importatrice netta, pur essendoci andata vicino nei giorni centrali di agosto quando le limitazioni produttive come visto hanno raggiunto il picco, per poi ripiegare (mentre scriviamo sono ancora al 6-7% della flotta nucleare). Su alcune frontiere, come quelle con l'Italia e la Svizzera, l'export netto ha addirittura visto un incremento di oltre il 20%.

Nell'insieme, insomma, un quadro che conferma il ruolo del nucleare francese di autentico pilastro (e a un tempo ago della bilancia, quando le cose non vanno tutte lisce) del sistema elettrico europeo.