Reserved
mercoledì 28 luglio 2021   13.17
Clicca su MI PIACE sulla nostra Pagina  Seguici su Twitter 
Ricerca                          Rss Staffetta Quotidiana Rss             Abbonamenti    Contatti   
userName password Non riesco ad accedere

Questo sito, per il suo funzionamento, utilizza i cookie; accedendo o cliccando su "Accetto", acconsenti all'uso dei cookie presenti in questo sito.

martedì 15 giugno 2021

 |  Aumenta carattere  |  Diminuisci carattere  | 
 
 
Free
di Massimo Nicolazzi e Lorenzo Parola

Il greenwashing giudiziario

Per ottemperare alla sentenza, Shell vende asset upstream. Che però continueranno a produrre, senza ridurre di un grammo le emissioni globali di CO2

Politica energetica internazionale

Prosegue il dibattito sulla sentenza Shell: Massimo Nicolazzi e Lorenzo Parola tornano sul tema (v. Staffetta 07/06) alla luce di una recente notizia di cronaca economica, secondo cui per fare quanto le chiede il Tribunale olandese, il gruppo si appresta a vendere attività di produzione di idrocarburi per 10 miliardi di dollari. Riducendo le proprie emissioni Scope 3, ma a emissioni globali invariate.

La sentenza Shell ha avviato dibattito, il che è sempre sano. A volte poi le distanze sono più apparenti che reali. GB Zorzoli si chiede dove sia lo scandalo. E noi la parola scandalo non l'abbiamo né scritta né pensata. Lui poi usa la parola “norma”, affermando che ciò che fatto il Giudice è “esattamente quanto avviene ogni qual volta una norma introduce un vincolo alle emissioni”. Laddove l'implicazione è che il giudice abbia normato anziché sentenziare; e anche su questo siamo perfettamente d'accordo.

Forse ci divide, ma non ne siamo certi, il giudizio sugli effetti potenziali della sentenza. Sentenza che a nostro avviso cade nello stesso limite in cui è caduto l'invito alla immediata cessazione di nuove attività upstream del rapporto Aie “Net Zero”. Entrambi agiscono sul lato dell'offerta; e potrebbero perciò essere condannati a passare alla storia come sostanzialmente inefficaci.

Un passo indietro. La Sentenza come noto computa a carico di Shell anche le emissioni c.d. Scope 3, quelle cioè derivanti dai consumi finali. Per semplificare, assumiamo che il 100% dei consumi finali sia costituito da carburanti per autotrazione. Quanta emissione si produce dipende peraltro dalla domanda, e non dall'offerta. Siamo noi che decidiamo che motore (in termini di efficienza) scegliere, e quanti chilometri fare, e a che velocità andare. A Shell il giudice ha chiesto di ridurre del 45% le proprie emissioni di qui al 2030; e circa l'85% delle emissioni imputate a Shell sono Scope 3. L'unico modo per ridurle è però di obbligare il consumatore alla virtù; il che non pare rientri nei poteri di Shell. Per aggredire Scope 3 ci vorrebbe una norma (appunto…). Per aggredire la domanda o almeno la parte di domanda che è spreco occorrerebbe un percorso di divieti e tassazione. Limite di velocità a 90 kmh; un euro extra di carbon tax su benzina e gasolio; una tassazione dei veicoli più che proporzionale ai rispettivi consumi; e quant'altro la fantasia vi riveli. Insomma serve intervento pubblico; laddove per Shell le emissioni Scope 3 non possono che essere e restare un'esogena. E dunque il Giudizio non può che andare a interferire con l'offerta. Se Shell non ha il controllo di Scope 3 la principale variabile che le resta da manovrare a fini di propria decarbonizzazione è la produzione. Spogliarsi di propri assets produttivi. Attenzione però. Se la domanda non flette o cambia, per Shell “spogliarsi” vuole dire vendere, non chiudere. E difatti, in ossequio alla sentenza, già sembra che ci stia provando. L'indiscrezione autorevole viene da Cnbc, ed è di domenica 13 giugno. Shell starebbe considerando la vendita di assets produttivi negli Stati Uniti per un controvalore stimato di 10 miliardi di dollari. Laddove l'effetto netto della vendita sarebbe a fini olandesi una diminuzione percentuale secca delle emissioni di Shell; ma a fini nostri a emissioni globali invariate (assumendo costante la domanda). Se non cambia la struttura della domanda gli interventi sull'offerta si risolvono in definitiva in un cambiamento dei produttori a parità di produzione (e difatti, tra gli altri, Bloomberg Green ha recentemente sottolineato come i produttori nazionali soprattutto mediorientali stiano mettendo in cantiere investimenti per nuove produzioni cui farebbe spazio la ritirata delle Majors occidentali). Con i produttori che sempre più assumeranno come condizioni dell'agire il risiedere in giurisdizioni i cui giudici non normano.

Che poi laddove invece normano rischia di finire che sono pure emissivamente inefficaci.

Chiamatelo, se volete, greenwashing giudiziario.

© Riproduzione riservata




75 Anni di Energia - Il libro di Staffetta Quotidiana
COMMENTI - EDITORIALI LA RASSEGNA DELLE ULTIME NOTIZIE
STAFFETTA PREZZI GARE E COMMESSE
EVENTI - CONVEGNI SEGNALAZIONI
Calendario Eventi e Manifestazioni
Gli speciali della Staffetta
75 Anni di Energia - Il libro di Staffetta Quotidiana
La Staffetta per il sociale...