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Il mito del proiettile d'argento

Dal federalismo anti-PUN del governatore Occhiuto all'energia gratis a mezzogiorno: tutti i "silver bullet" che non lo sono

Ogni problema complesso ha una soluzione semplice, che in realtà non lo è. La popolare massima, attribuita di volta in volta ai pensatori più vari, andrebbe adattata così al dibattito energetico, in cui più spesso che in altri abbondano le ricette salvifiche: "proiettili d'argento" dall'efficacia apparentemente evidente e in grado (a parole) di dare grandi benefici con piccoli sforzi. Salvo incappare in dilemmi e enormi difficoltà appena si entra nel merito.

Non si tratta mai, va detto, di soluzioni sbagliate, ma piuttosto di proposte di cui di volta in volta si sopravvaluta il potenziale effettivo, si ignorano complessità e i trade off nell'attuazione (che del resto spetta sempre a qualcun altro) o entrambe le cose.

Da qualche anno, tutto un gruppo di aspettative si concentra in particolare su alcuni riflessi sistemici della transizione energetica, a cominciare dal crescente impatto "calmierante" sui prezzi all'ingrosso della generazione da rinnovabili.

Un esempio tipico è il numero crescente di ore l'anno in cui i prezzi diventano nulli o trascurabili quando la produzione solare in rapporto ai consumi è molto elevata: se a ora di pranzo l'energia è gratis, perché non consentire ai clienti di beneficiarne con prezzi differenziati su base oraria? Con l'ulteriore paradosso che l'attuale sistema di prezzi biorari spinge i clienti nella direzione opposta, a consumare quando il mix è più costoso e inquinante. Insomma, che aspettiamo a cambiare?

In realtà la cosa suona facile solo a dirsi e il confronto con la realtà invita presto a una sana cautela.

In primo luogo, come ben riassume il paper di aprile dell'Oxford Institute for Energy Studies "AI-driven dynamic retail electricity tariffs", le condizioni essenziali per prezzi dinamici efficaci sono tre, non solo incentivi economici - che comunque devono essere adeguati e sufficientemente stabili nel tempo, cosa non scontata: ad oggi ore a 0 € si vedono ad aprile, assai meno a luglio - ma anche premesse comportamentali, con i consumatori che all'atto pratico dimostrano "avversione alla volatilità e affaticamento decisionale davanti a strutture di prezzo complesse", e infrastrutturali, con la necessità di disporre di carichi flessibili (pompe di calore, batterie) e reti adeguate.

Essenziale, prosegue Oies, è soprattutto l'automazione: una reazione "manuale" dei clienti finali a segnali time-of-use, senza un insieme di dispositivi interoperabili in automatico a valle del contatore, richiede uno sforzo (e determina sovracosti in caso di errore) raramente giustificati dai benefici, con particolare rischio per i clienti più vulnerabili. E se infine l'AI promette potenziali soluzioni a tutti questi problemi, essa ha nel contempo il potere di moltiplicare le asimmetrie informative tra fornitore e cliente, ponendo interrogativi su quale delle due parti finisca per beneficiare del welfare aggiuntivo creato dalla tecnologia, nodo su cui né la regolazione attuale né quella sulla cybersicurezza sembrano oggi attrezzate per vigilare. Senza contare i trade off intrasistema: incentivare i consumi a mezzogiorno, ad esempio, ottimizza la gestione della rete di trasmissione ma può affaticare molto quella di distribuzione, che nelle nostre capitali già patisce molto i picchi estivi nelle ore calde: siamo pronti a farli aumentare ancora?

Dal tempo allo spazio, dai prezzi orari a quelli zonali: lo scorso 7 giugno in un'intervista al Corriere della Sera il governatore della Calabria Occhiuto (FI) ha invocato la fine del transitorio sul prezzo unico nazionale e il passaggio ai prezzi zonali, sostenendo che trasferire ai consumatori calabresi le minori quotazioni dovute alla forte presenza di impianti solari ed eolici nella regione permetterebbe di attirare nuovi insediamenti di data center o imprese energivore sul territorio.

L'introduzione di prezzi zonali al posto del Pun è da tempo un cavallo di battaglia di imprese e associazioni delle rinnovabili, con l'argomento che accrescerebbe l'accettabilità sociale degli impianti con prezzi più bassi per chi li accoglie (e più alti per chi li rifiuta). Legambiente si è in seguito unita all'appello di Occhiuto, che ieri ha annunciato che intende addirittura "diffidare" l'Arera a procedere.

Quello di superare il Pun, andrebbe ricordato, è un obbligo che l'Italia si è autoimposta sin dal 2021, prima annunciandolo alla Commissione Europea come step previsto nel percorso di recepimento del Pacchetto UE del 2019 sul mercato elettrico (v. Staffetta 04/02/21 e 09/11/20) e poi inserendolo nel decreto delegato Dlgs 210/2021, salvo poi cambiare parzialmente rotta nel 2023 e, con un bizantinismo normativo, rinviarne a tempo indeterminato l'attuazione (v. Staffetta 11/03/24). Insomma, ancorché senza un termine fissato, la riforma è prevista da una legge dello Stato e - se non si vuole che continui a tornare sul tavolo - prima o poi andrebbe attuata. A meno ovviamente di cambiare la norma.

Ce ne sarebbero buoni motivi? L'argomento dell'accettabilità, come quello del do ut des tra costi paesaggistici e benefici economici in principio non fanno una piega. Entrambi tuttavia appaiono sotto tutt'altra luce appena si scavi un po': nel 2025 il prezzo zonale della Calabria è stato inferiore al Pun di meno di 5 €/MWh, poco più del 4%, e praticamente lo stesso sta avvenendo nel 2026 da inizio anno, altro che il 30% di cui parla Occhiuto nell'intervista. In certe settimane il differenziale non c'è anzi affatto e la Calabria è anche tra le regioni in ritardo sugli obiettivi al 2030 di nuova capacità Fer fissati dal decreto aree idonee. Ammesso e non concesso che i consumatori si accorgano di uno sconto che vale meno del 2% della bolletta pensiamo davvero che gli cambi qualcosa? E pensiamo davvero che un'impresa sceglierebbe di localizzare un'industria in Calabria per questo motivo, senza neppure la certezza che resti un fattore stabile? Andrebbe ricordato infatti che nel sistema italiano i prezzi zonali nascono come espediente per gestire una carenza da superare - l'insufficiente interconnessione tra le aree del Paese - non certo come condizione stabile su cui costruire business case. Il tutto senza considerare aspetti di equità, col resto d'Italia che contribuirebbe ai costi infrastrutturali necessari a integrare le rinnovabili calabresi senza goderne i benefici e a volte senza la risorsa (vento e sole) per replicarne lo sviluppo Fer anche volendo.

Insomma l'argomento federalista di Occhiuto potrà andare bene per i talk show ma, come si vede, anche qui di proiettili d'argento pochi o nessuno.